Il Pianista ModernoVincenzo Romaniello nasce il 27 ottobre 1858 a Napoli in una casetta al n° 30 di via Pietrasanta nel quartiere di San Lorenzo.
E’ iscritto all’anagrafe con i nomi aggiunti di Baldassarre, Pasquale e battezzato il 29 ottobre nella chiesa napoletana di S. Maria Maggiore.
Il padre Giuseppe era un musicante ed ebbe il merito, insieme alla moglie donna Anna Maria Boccia, di avviare allo studio della musica tutti i suoi figli secondo una tradizione borghese del tempo.
Vincenzo era il primo di cinque fratelli, Luigi, Michele, Giulia e Silvia.
Luigi studiò dapprima ingegneria, ma in seguito si diede interamente alla musica sotto la guida del padre e di Vincenzo; nel 1896 fermò la sua dimora a Buenos Aires, dove fondò un florido istituto musicale. Nella stessa città finì i suoi giorni nel dicembre del 1916.
Michele, invece proseguì negli studi intrapresi insieme al fratello Luigi e si laureò brillantemente in ingegneria.
La carriera di Vincenzo fu forse già decisa fin dal giorno della sua nascita e in seguito confermata dalle naturali e felici attitudini rivelatesi nell’adolescente (1).
Fu indirizzato nello studio come alunno esterno nel più importante istituto musicale dell’epoca: il Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli.
Quest’ accreditato istituto era il Conservatorio per antonomasia, al cui modello di funzionamento erano stati improntati molti istituti musicali italiani e stranieri.
Annesso al Conservatorio operava un convitto governato da un rettore ecclesiastico e coadiuvato da un vicerettore e da sette prefetti d’ordine.
Vincenzo ottenne per concorso il posto gratuito nel convitto e qui rimase fino al compimento degli studi, portati a termine sotto la guida di valenti maestri tra cui il vecchio Ernesto Coop (1802-1879), che lo guidò al pianoforte e Paolo Serrao (1830-1907) per la composizione.
Nel Conservatorio gli insegnamenti musicali non erano gli unici a essere curati.
Dal 1849, infatti, grazie a un decreto ministeriale, era stato dato un grande impulso alle materie umanistiche, grammatica, lingua e letteratura italiana, storia musicale, geografia, logica, metafisica, mitologia, geografia, calligrafia e declamazione.
Durante il periodo del collegio Vincenzo fu sempre uno dei più volenterosi e distinti alunni di pianoforte, mentre attendeva allo studio della composizione con notevole profitto.
Varie volte si distinse nei pubblici saggi e negli ultimi anni di studio fu investito della carica onorifica di “primo alunno”.
Il Carnaval de Pesth è la nona rapsodia di Liszt e ogni pianista, degno di questo nome non ne ignora le rilevanti difficoltà; è un pezzo che, secondo Vincenzo Vitale (1908- 1984), solo pochi virtuosi possono correttamente eseguire ed è considerato il banco di prova del raggiunto dominio della tastiera.
Vincenzo Romaniello ne era padrone già da giovane con un ottimo magistero pianistico: sicuro pronostico di una felice carriera (2).

Pianoforte del Maestro Romaniello


Era ancora convittore, nel 1879, quando sostenne le prove per il concorso al posto di professore rimasto vacante dopo la morte di Ernesto Coop.
Il posto se lo aggiudicò il grande Giuseppe Martucci (1856 – 1909) per titoli, ma il giovane Romaniello ebbe l’idoneità, che gli valse l’incarico alla cattedra dell’insegnamento complementare (3).
Nel 1886 fu bandito dal Ministero della Pubblica Istruzione un concorso per il conseguimento dei posti di pianoforte nel 1° e 2° Educandato Maria Pia di Savoia di Napoli ai Miracoli e ne uscirono vincitori, dopo aver sostenuto una splendida prova, i fratelli Vincenzo e Luigi Romaniello (4).
Nell’occasione il Ministro della Pubblica Istruzione, accettando il parere della commissione giudicatrice, espresse ai fratelli Romaniello i più vivi sensi di soddisfazione e di encomio per la prova sostenuta (5).
Rimase su questo incarico dal 1886 al 1914.
Nel 1891, stimolato dal desiderio di ottenere una cattedra di pianoforte principale nel Conservatorio napoletano, Vincenzo si cimentò nuovamente nel concorso nazionale uscendo ancora una volta vincitore.
Ricordiamo che nel corpo insegnante del Conservatorio Napoletano di San Pietro a Maiella c’erano molti grandi personaggi facenti parte del panorama pianistico nazionale, tra cui Florestano Rossomandi, studioso e ricercatore di nuovi orientamenti tecnici ed espressivi del pianoforte, Alessandro Longo, fermamente legato ai principi tecnici di Beniamino Cesi e il nostro Vincenzo Romaniello.
Con l’afflusso di donne pianiste nel Conservatorio fu necessario istituire nuove classi, affidate ai tre predetti maestri.
La separazione dei sessi era fatta osservare con severità e rigore dal censore dell’Istituto che aveva dislocato i maschi al piano terra e al primo piano.
Romaniello covava le sue alunne in un’aula protetta da finestre con vetri opachi, al secondo piano; furono centinaia le fanciulle che il maestro, nel corso della sua lunga carriera, avviò al pianoforte.
Tra queste ricordiamo Maria Vigliarolo, la De Matteis, rapita all’arte ancor giovinetta, e Celeste Capuana, divenuta docente di pianoforte principale nel Conservatorio di Parma (6).
La città di Napoli, alla fine dell’Ottocento, mantenne in campo musicale lo splendore e la vitalità che aveva avuto come capitale del Regno delle due Sicilie, anche dopo l’unità d’Italia.
La musica si esprimeva con un ritmo a dir poco frenetico per quei tempi e il pubblico napoletano era colto, competente e assai esigente.
Sette teatri lirici, tra cui il San Carlo, organizzavano stagioni operistiche di grande valore con varietà di titoli e con prezzi accessibili a buona parte della popolazione.
La musica strumentale poteva essere ascoltata nei ricchi salotti dei benestanti dell’epoca e, inoltre, molte erano le associazioni e i circoli che costantemente organizzavano manifestazioni musicali.
Tra questi ricordiamo la Società del Quartetto, la Società Filarmonica, il Circolo Musicale Napoletano, il Quartetto Freni e il Circolo Cesi.

Vincenzo Romaniello nel 1889 fondò un circolo musicale (Sala Romaniello) e tenne dal 1901 al 1906 la direzione della “Società del Quintetto”, mediante la quale seppe far gustare ai napoletani le più elette composizioni classiche e moderne.
In vari giri artistici con il fratello Luigi, in qualità di concertista, riscosse in tutta Italia strepitosi successi.
Nel vortice di una vita così tumultuosa Vincenzo decise di sposarsi con la gentildonna Enrichetta Papa e le nozze civili furono celebrate il 4 settembre del 1895 (Sezione San Giuseppe – Napoli), dopo aver superato gli ostacoli frapposti dai suoceri per la mancanza di discendenza aristocratica dei Romaniello.
Il padre di Enrichetta, il cavalier Pietro Papa, era un ricco personaggio del tempo, mentre la madre Luisa Colletta, nipote dello storico Pietro Colletta, era una nobildonna che aveva ereditato dal padre numerosi poderi e un’antica casina con annesso giardino in Somma Vesuviana, presso il largo della Collegiata nello storico borgo murato(7).
Enrichetta, dopo la morte della madre Luisa nel 1896, ereditò insieme ai fratelli l’antico stabile sommese (Casina).
La cittadina sommese in quell’epoca era circondata da campi e giardini e presentava un incantevole panorama agreste in cui si respirava un’aria profumata e salubre.
La villeggiatura autunnale nelle campagne sommesi aveva raggiunto notevoli momenti di splendore proprio nei primi decenni del XX secolo; era l’eletta colonia dei nobili villeggianti sia di Napoli sia delle zone circostanti (8).
Così tra marchesi, baroni, conti e altri personaggi illustri, che componevano l’allegra brigata in cerca di svago tranquillo, era inserita anche la famiglia Romaniello.
Infatti, dopo la nascita della prima e unica figlia Elena, il 29 luglio 1896, i periodi di residenza in Somma erano diventati frequenti, specie nella stagione estiva.
Inoltre Vincenzo aveva ricevuto l’incarico di badare agli interessi della famiglia Papa, un compito che egli svolgeva con zelo e precisione, specialmente a Somma dove numerose erano le proprietà da gestire.
Fin dalla nascita Elena fu affidata a una balia di nome Carmela Azona che aveva raccolto in modo sincero le simpatie della famiglia Romaniello.

Veduta assonometrica della "Casina Sommese" della famiglia Colletta-Papa al largo Collegiata


Carmela, quando dal suo matrimonio con Aniello D’Ambrosio nacquero le sue ultime due figlie, in segno di reciproco affetto per la famiglia Romaniello, volle chiamarle Elena ed Enrichetta (9).
Di mattina, quando le viti e i frutteti iniziavano a godere del tepore del sole nascente, il maestro si avviava, accompagnato in carrozza dal suo fido cocchiere, Gaetano Raia, con accanto il panierino traforato in cui la moglie Enrichetta aveva sistemato la merenda che doveva sostenerlo fino al ritorno serale, verso la stazione della Circumvesuviana per il treno che doveva condurlo a Napoli.
E qui giunto si appartava nell’ampia ed elegante casa circondata dal silenzio in via Giuseppe Vacca al n° 19, in cui esercitava, con instancabile pazienza e serietà verso i suoi allievi, l’insegnamento musicale.
In effetti, oltre le tre lezioni settimanali mattutine in Conservatorio e all’Educandato i suoi impegni continuavano nei pomeriggi con lezioni private.
Un lavoro incessante interrotto solo dalle vacanze sommesi in periodi primaverili ed autunnali (10).
Vincenzo Romaniello fu anche un grande musicista; non dedicò molto tempo alla composizione, ma le sue opere pubblicate hanno pregi di fattura e d’ispirazione non comuni.
Vincenzo Romaniello

Vincenzo Romaniello


Eccellenti sono le sue opere didattiche, meritatamente diffuse nel mondo degli studiosi, di cui ricordiamo Elementi musicali, un metodo teorico-pratico di solfeggio parlato, formato da due fascicoli, dedicato dal maestro ai suoi allievi del Regio Collegio di San Pietro a Maiella (1920) e il Pianista moderno, corso completo di meccanismo del pianoforte diviso in 12 fascicoli (c. 1912).
Intanto la famiglia Romaniello trascorreva, come abbiamo detto, la maggior parte dell’anno a Somma e qui la figlia Elena, che primeggiava per la sua bellezza tra le eleganti e colte villeggianti locali, conobbe e sposò nel 1920 il conte Giovanni Piromallo, nobile vesuviano, proveniente dalla vicina cittadina di Massa di Somma.
Il conte, scapolo irriducibile, era rimasto molto colpito dalla bellezza della donna e decise che anche per lui era giunto il momento della definitiva sistemazione civile.
L’idillica unione della coppia andò felicemente avanti per cinque anni, poi, improvvisamente, il 12 giugno del 1925, giunse inattesa la morte della bella Elena, che fu sepolta in un riquadro d’inumazione dell’antica Congrega del Rosario a Somma.
Una febbre alta e il sopraggiungere del tifo avevano arrestato il desiderio della giovane di vivere a lungo nella terra di Somma per cui nutriva un amore profondo.

Cappella Romaniello nel Cimitero Comunale di Somma Vesuviana

Il maestro, dapprima, acquistò due loculi all’interno della struttura cimiteriale della detta Congrega, dove fece deporre i resti mortali della figlia e in seguito commissionò all’architetto Guglielmo Raimondi di Somma il progetto di una cappella gentilizia nel locale cimitero, che fu realizzata interamente in marmo di Carrara e rimane ancor oggi una monumentale opera funeraria di grande livello artistico.
Vincenzo, dopo la morte dell’amata figlia, sentì di non potersi allontanare più da questa terra e con la moglie Enrichetta si stabilì definitivamente in Somma, pur alternando la sua presenza con Napoli.
Fu tra le personalità che nel gennaio del 1927 inviarono messaggi augurali al primo podestà di Somma Vesuviana, dr. Alberto Angrisani, lo stesso podestà che pose la prima pietra dell’erigendo monumento ai caduti in guerra nella piazza principale del paese.
Proprio a ricordo dell’avvenimento nelle fondamenta del monumento fu murata, racchiusa in un astuccio, una pergamena, opera dell’architetto Wladimiro Del Giudice, che portava firme illustri tra cui quella del prof. Romaniello.
Lo stesso professore, in occasione della popolare festa delle lucerne, che lo vedeva tra gli organizzatori insieme al capostazione Oreste Stella, riuscì a riunire in Somma tutti i suoi amici napoletani e diversi villeggianti per assistere alla quadriennale manifestazione.
All’età di 69 anni in conseguenza di un’emorragia cerebrale, all’alba del 25 novembre del 1929 moriva Enrichetta, moglie teneramente amata e compagna trepida ed affettuosa.
Anch’essa fu sepolta in un riquadro della Congrega del Rosario, accanto alla figlia Elena e successivamente i loro resti mortali furono traslati nella cappella Romaniello.

Nello stesso anno, come premio alla carriera. Vincenzo ottenne la nomina di “Professor Emerito” del Conservatorio San Pietro a Maiella, titolo che andò ad aggiungersi a quello di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia e successivamente a quello di Commendatore.
In questo periodo, tra i suoi allievi, si faceva strada un giovane di nome Renato Carosone (1920-2001), che spesso raggiungeva Somma con la Circumvesuviana per seguire le lezioni di pianoforte del maestro.
L’anziano professore, collocato in pensione e rimasto solo dopo la morte della moglie, viveva accudito dalle figlie di Carmela Zola, Elena ed Enrichetta D’Ambrosio, che lo accompagnavano nei suoi spostamenti da Somma a Napoli (11).
La morte lo colse il 13 aprile 1932 a Napoli alle due di mattina; i funerali avvennero il 15 aprile con grande concorso di folla, partendo da via Giuseppe Vacca n° 19.
In quello stesso giorno la salma fu trasportata a Somma Vesuviana e tumulata nella cappella di famiglia, dove riposa insieme ai suoi cari.
Il Conservatorio di San Pietro a Maiella così lo ricordava nel necrologio: “Nell’insegnamento, svoltosi per ben 40 anni, pose ogni entusiasmo accoppiato a valentia, sì da meritarsi un’universale nomea per lo straordinario numero di diplomate in pianoforte, che avvalorarono dovunque la sua brillante scuola” (12).
La casa napoletana di Vincenzo Romaniello fu inghiottita dagli imponenti sventramenti seguiti al cosiddetto risanamento.
Scomparvero pure i suoi mobili, venduti all’asta dall’amministratore municipale per mancanza di eredi (13).
Con testamento olografo con data 31 dicembre 1931, pubblicato con verbale del maggio 1932 dal notaio Roberto Sanseverino di Napoli e ivi registrato il 9 maggio 1932, il prof. Romaniello assegnava al Comune di Somma Vesuviana il canone indivisibile (£ 147,90 + 10 kg di mele), infisso sul fondo detto “Malizia” in Somma, e disponeva che la sua cappella gentilizia, eretta nel locale cimitero comunale, fosse presa in consegna e curata direttamente dallo stesso Comune (14).
Il lascito, nel 1947, fu integrato dal conte Giovanni Piromallo, genero del Romaniello, con il versamento di £ 15.000 a favore del Comune di Somma, che aveva ritenuto insufficiente il precedente lascito per l’onere che ne derivava.
Il giorno 1° ottobre del 1949 il conte Piromallo consegnò all’assessore Iovino Ludovico la chiave della cappella, che fu passata al custode del cimitero, per la cura e la pulizia della stessa.
Ultimo nobile gesto del maestro fu il lascito della sua abitazione in Somma alle sorelle Elena ed Enrichetta D’Ambrosio per la cura e l’amore che gli avevano profuso.
Il dr. Alberto Angrisani, già nel 1936 nella redazione, insieme ad una scelta Commissione, della Toponomastica di Somma Vesuviana e del suo territorio, aveva proposto l’intitolazione all’emerito personaggio, ritenuto a tutti gli effetti un sommese, della strada Via Nuova al Casamale, che è quella che parte proprio dall’angolo della vecchia proprietà del maestro e va a congiungersi con via Michele Troianiello (13).
La proposta, inalterata, è stata nuovamente presa in considerazione dall’attuale Commissione Toponomastica e confermata con delibera comunale N° 105 del 28-05-2003, nell’intento di rinnovare il ricordo e celebrare un concittadino illustre.

ALESSANDRO MASULLI

OPERE
Vincenzo Romaniello lascia ai posteri un elevato numero di composizioni pianistiche, e da camera.
Svolse attività pubblicistica come critico musicale e collaborò alla rivista “La Musica” di Napoli e ad altri periodici.
Vi sono opere inedite e tra queste alcune fanno parte del patrimonio culturale della nostra civiltà.
Op. 1 Polonese in la minore
Op. 2 Romanza senza parole
Op. 3 Tristezza dell’anima
Op. 4 Capriccio fantastico
Op. 5 Album – Idillio
N° 1 Allegretto campestre
N° 2 Fra le siepi
N° 3 La festa del Villaggio
N° 4 I contadini alla preghiera
N° 5 Mormorio di un ruscelletto
N° 6 Danza campestre
Op. 5 bis Ultima prece
Op. 6 Serenata
Op. 8 Rivelazione
Op, 10 Suite en mi
N° 1 Prelude
N° 2 Sarabande
N° 3 Gavotte
N° 4 Courante
N° 5 Air
N° 6 Gigue
Op. 23 N° 1 Minuetto a 2 mani
N° 2 Minuetto a 4 mani
Op. 24 N° 1 Marinaresca a 2 mani
N° 2 “ a 4 mani
N° 3 “ per 2 pianoforti a 8 mani
N° 4 “ per mandolino e pianoforte
N° 5 “ per 2 mandolini e pianoforte
N° 6 “ per arpa
– Notturnino per pianoforte, dedicato alla signorina Enrichetta Papa – Op. 13- Autografo 1887 – Napoli
– Minuetto per pianoforte, dedicato all’amico Giorgio Sulli-Firaux – Op. 34 – Autografo 1886 – Napoli –
Ed. Fabbricatore Giuseppe & Figlio.
– Preghiera di Sua Maestà la Regina Margherita di Savoia per solo e coro con accompagnamento di
organo o pianoforte, dedicata a Umberto I Re d’Italia, Napoli, Ed. R. Izzo, 1900.
– Tramonto, melodia in chiave di sol per pianoforte, dedicata all’egregio signor Michele De Santi, Napoli,
Ed. F. Maddaloni, Autore di testo per musica Giovanni Granata.
– Elementi musicali – Metodo teorico-pratico – Parte pratica, Milano, Ed. G. Ricordi & C, dopo il 1887.
– Elementi musicali: Metodo teorico-pratico, composto e dedicato da V. Romaniello ai suoi allievi del
Conservatorio di Napoli, Ed. Maddaloni [c. 1920].
– Il pianista moderno – Corso completo di meccanismo del pianoforte diviso in 12 fascicoli, Napoli, Ed .
R. Izzo [c.1912].
– Ave Maria per soprano con accompagnamento di armonium – Autografo – Napoli 7 giugno 1920.
– Ad un fiore – Melodia dedicata al Sig. De Nardis Camillo – Autografo 1887 – Napoli – Parole di Giovanni Granata.
– Lontananza (custodito presso la Biblioteca Centrale di Firenze), notizia fornita dal dott. Raffaele La Ragione.
– Barcarola: serenata per canto e pianoforte (da La Musica Popolare Anno II n.49) (custodita sia al Conservatorio di Napoli che in quello di Brescia), notizia fornita dal dott. Raffaele La Ragione.

NOTE BIBLIOGRAFICHE
1) LONGO A., I Medaglioni, in “L’arte pianistica”, Napoli, Anno IV, N° 3, 15 Marzo 1917
2) VITALE V., Il pianoforte a Napoli nell’Ottocento, Napoli, Bibliopolis, Settembre 1983,115
3) LONGO A. Op. Cit.
4) Quotidiano “LA DISCUSSIONE”, 22 luglio 1886
5) Quotidiano “ROMA” del 20 luglio 1886
6) LONGO A., Il Conservatorio di Napoli nel cinquantennio 1884-1934, in “Bollettino del R.
Conservatorio di Musica, Napoli Anno V, Maggio 1942- XX
7) Guida turistica di Somma Vesuviana, a cura dell’Associazione pro-loco Somma Vesuviana, Napoli
1980
8) COCOZZA G., Somma Vesuviana, luogo di villeggiatura, in “SUMMANA”, Anno IX, N° 25, Settembre
1992, 4
9) Ricordi della signora Carmela D’Ambrosio in Costa
10) VITALE V., Op.Cit., 116
11) Ricordi della signora Carmela D’Ambrosio in Costa
12) Annuario del Reale Conservatorio di Musica “S. Pietro a Maiella”, Napoli 1931-1932.
13) VITALE V., Op. cit, 116
14) Archivio Storico Cimitero comunale di Somma Vesuviana, Fondo Cappelle gentilizie
15) Guida toponomastica di Somma Vesuviana e del suo territorio, a cura di Alberto ANGRISANI,
Inedito 1935.
(Si ringrazia per la gentile collaborazione la dott. Sa Tiziana Grande della Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Maiella di Napoli e la sig.ra Carmela D’Ambrosio in Costa di Somma depositaria di pregevoli “autografi” musicali e di un personale pianoforte del Maestro Romaniello).

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